l'opera
NOTA AI POLACCHI
Quello che mi ha colpito, alla prima lettura dell’UBU RE, è il modo in cui Jarry aggredisce il Teatro in quanto Museo. Partendo da una suggestione adolescenziale – il gioco drammatico di una classe di studenti nella Bretagna di fine Ottocento che mette alla berlina un professore, facendo di lui il “re del mondo” e allo stesso tempo il simbolo di ogni stupidità, ingiustizia - Jarry trasforma la scena come un alchimista: i personaggi a tutto tondo del teatro ottocentesco vengono spogliati da ogni psicologia, vengono resi maschere, marionette, icone impazzite di un teatro che recupera radici antiche, sacre e comiche, come in quell’Aristofane che il giovane avanguardista riteneva il proprio modello.
Per far deflagrare la forma Museo, il luogo dei fantasmi e dei morti, Jarry realizza non tanto una “messa in scena”, quanto una “messa in vita”, ponendo lo spettatore davanti alla propria caricatura grottesca. I miei POLACCHI cercano, a loro volta, non tanto di mettere in scena il testo di quanto di ripercorrerne la genesi, di mostrarne i nodi originari essenziali, ricostruendo l’universo magmatico-adolescenziale che tale partitura drammaturgica ha generato, che ha prodotto quelle maschere comiche e sanguinolente.
E’ in questa “messa in vita”, in questo Museum Historiae Ubuniversalis, che prendono forma l’ambiguità e la tensione tragi-comica dello spettacolo: sono gli adolescenti (i “Palotini” per dirla con Jarry, qui incarnati da un coro di 12 non-attori, studenti delle scuole ravennati armati della propria selvatichezza) a creare le marionette dei potenti, o sono invece le marionette di Padre Ubu e Madre Ubu e del traditore Bordure (qui incarnati dal talento “selvaggio” di Mandiaye N’Diaye, dalla vocalità straordinaria di Ermanna Montanari, dalla grazia meccanica di Roberto Magnani) a muovere i desideri e le ossessioni degli adolescenti? Chi è il burattino, chi il burattinaio?
Il tutto in una Polonia, scenario fantastico e surreale, il “nessun luogo” di Alfred Jarry che è “tutti i paesi del mondo”, che diventa nel nostro Museum il “non-luogo” del nostro tempo, in una discendenza ideale che da Jarry porta fino alle riflessioni di Marc Augè. Un “non-luogo” avvolto nella nebbia, segnato dalla religione delle merci, dall’agitarsi a vuoto dei cori “palotini”, nella ricerca di una qualsiasi bandiera da sventolare, di un qualsiasi slogan da urlare.
Marco Martinelli
crediti
di Marco Martinelli
ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari
in scena Ermanna Montanari, Mandiaye N’Diaye, Maurizio Lupinelli (poi sostituito da Beppe Aurilia, Raffaele Furno e Roberto Magnani) e con Francesco Antonelli, Alessandro Argnani, Alessandro Bonoli, Luca Fagioli, Rudy Gatta, Roberto Magnani, Andrea Marra, Angelo Marri, Francesco Platania, Gabriele Rassu, Alessandro Renda, Francesco Tedde sostituiti nelle successive edizioni da Simone Benazzi, Enrico Benzoni, Marcello Bezzi, Gianmarco Boccaccio, Federico Califano, Matteo Cavezzali, Mattia Colombo, Davide Dembech, Antonio Fazio, Matteo Frassineti, Damiano Gaudenzi, Riccardo Gigante, Francesco Gondolini, Alessandro Leone, Edis Livniak, Antonio Maiani, Maicol Mazzotti, Danilo Maniscalco, Alessandro Minguzzi, Enrico Montanari, Pierfrancesco Montanari, Kingsley Ngadiuba, Mauro Paglialonga, Stefano Palmucci, Enrico Pezzi, Piro Piancastelli, Massimiliano Rassu, Riccardo Spirandelli, Raffaele Tellarini
scene e costumi Cosetta Gardini, Ermanna Montanari
assistenti scene e costumi Sara Raschi, William Rossano
progetto luci Vincent Longuemare
assistente luci Francesco Catacchio
“scala del piloro” Lorenzo Bazzocchi, Catia Gatelli
tecnici luci suono Francesco Catacchio, Luca Fagioli, Enrico Isola, Danilo Maniscalco, Massimiliano Rassu
foto Silvia Lelli
drammaturgia e regia Marco Martinelli
produzione Teatro delle Albe, Ravenna Teatro, Comune di Ravenna
Il testo I Polacchi è contenuto nel volume Jarry 2000, a cura di Marco Martinelli e Ermanna Montanari, Ubulibri, Milano, 2000.
Prima nazionale: Ravenna, Teatro Rasi, 1 dicembre 1998
Guardate guardate la macchina girare, guardate guardate il cervello saltare, guardate guardate i Signoroni tremare... In via della Ciambella, per passarci il tempo!